La Mindfulness: Come trasformare lo stress da problema a risorsa

La Mindfulness: Come trasformare lo stress da problema a risorsa

Lo stress viene ormai considerato la malattia del secolo: esso è una condizione
ineliminabile del vivere e della condizione umana.

Numerose statistiche e diversi studi sociologici dimostrano come le società industrializzate, le cosocietà “più
evolute” ed articolate, siano in realtà le più soggette allo stress rispetto alle realtà
appartenenti al cosiddetto “Sud del Mondo”. Da tali premesse si evince come diventi
sempre più importante diventare più resilienti allo stress, imparando a gestirlo e a
convivere con esso.

Ma in realtà che cos’è lo stress? La parola stress è ormai un termine molto usato
nel linguaggio comune, è un termine talvolta inflazionato in quanto fa ormai
parte integrante del linguaggio quotidiano. Ma in realtà che cosa significa
la parola stress? Quando possiamo definirci stressati? E come mai molte
persone, spesso caricate da forti pressioni, si rivelano più resistenti allo stress ed altre,
oggettivamente con delle vite più serene, si sentono travolte dallo stress?

La vulnerabilità allo stress affonda le basi in diverse radici che investono la propria
storia personale, le vicissitudini dell’infanzia, lo stile di attaccamento, la qualità delle
prime esperienze di vita, la qualità delle relazioni amicali e parentali e gli ancoraggi,
più o meno positivi, che hanno caratterizzato e caratterizzano la trama della propria
vita.

Fatte salvi questi elementi soggettivi, diverse sono le definizioni dello stress: per
citarne una, a mio avviso molto esemplificativa, il Modello dello stress proposto da
Lazarus e Folkman definisce lo stress psicologico come una particolare relazione tra
la persona e l’ambiente che viene valutata dall’individuo come provante o eccedente
le sue risorse, e quindi rischiosa per il suo benessere. Quindi, secondo questi
studiosi, lo stato di stress negativo è causato da questa equazione: si è in uno stato di
stress quando le richieste provenienti dall’ambiente reale o percepito sono maggiori
rispetto alle possibilità soggettive di risposta, alle proprie risorse, reali o percepite.
Da questa equazione si evince quindi la compresenza sia di componenti oggettive
(richieste dell’ambiente, risorse dell’ambiente e risorse dell’individuo), sia di
componenti soggettive (percezione individuale delle richieste e delle risorse a
disposizione dell’individuo). È proprio per questa mescolanza di elementi soggettivi
ed oggettivi che l’impatto dei diversi stressor (eventi interni o esterni che causano lo
stato di stress) è diverso da individuo a individuo; tale diversità comporta come
conseguenza una diversa vulnerabilità agli agenti stressogeni e una migliore o minore
resistenza allo stress.
Ma quali sono gli effetti che lo stress provoca nel nostro organismo? Lo stress
coinvolge gli ormoni e i neurotrasmettitori implicati nella risposta allo stress come
l’adrenalina, la noradrenalina e dopamina che sono ormoni e neurotrasmettitori
derivati della tirosina e rilasciati dal corpo in situazioni di stress.
Inoltre, è importante sottolineare che esistono due tipi di stress: lo stress cosiddetto
“buono” chiamato eustress: esso è il motore attivante del nostro agire e pensare.
A questo livello lo stress è un potenziatore delle nostre capacità di concentrazione e
di problem solving ed è proprio grazie all’eustress che riusciamo ad attivarci per
raggiungere al meglio gli obiettivi che ci siamo prefissati.

È tale stato ottimale che dovremmo cercare di mantenere. Quando i livelli di stress aumentano si passa allo stress dannoso, il cosiddetto stress “cattivo” chiamato distress che è quello stato che, viceversa, produce un calo nelle nostre performance e che ci rende talvolta incapaci
di soddisfare le richieste pressanti dell’ambiente esterno o del nostro mondo interiore.

La sindrome da stress negativo, il distress, è caratterizzata da diversi disturbi che si
manifestano su vari livelli:
– a livello cognitivo (perdita di concentrazione e di memoria, difficoltà ad
assumere decisioni, persistenti pensieri negativi, diminuita abilità dei
managers, ecc.)
– a livello emozionale (perdita di entusiasmo, irritabilità, ansia, depressione,
ecc.)
–  a livello fisico (palpitazioni, mal di schiena, mal di testa, disturbi gastrici,ecc.)
– a livello comportamentale (decremento della performance, disturbi
dell’alimentazione, aumento di errori e infortuni, abuso di alcool e tabacco,
stato di sovra o sotto eccitazione ed altri comportamenti disfunzionali.

Numerosi sono gli strumenti per gestire lo stress: uno molto efficace è praticare la
Mindfulness, una forma di meditazione di stampo buddhista, che ha come obiettivo
quello di coltivare la presenza mentale e la consapevolezza del momento presente, del
“qui ed ora”. Ma che cos’è la Mindfulness? Il termine Mindfulness, tradotto, vuol
dire consapevolezza; secondo la definizione di Jon Kabat-Zinn, scienziato e
teorico del Protocollo MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction, (un percorso
strutturato e validato scientificamente per la riduzione dello stress),
Mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel
momento presente e in modo non giudicante” (1994, p. 63).
Andiamo ora ad esaminare nel dettaglio che cosa significano nella sostanza i termini
citati da Kabat-Zinn: “intenzionalmente”, nel momento presente” e “non giudicante”.
 Con il termine intenzionalità si intende il livello di intenzione che si investe nel
porre attenzione in quello che si fa, nelle azioni che si svolgono per riuscire ad
intercettare e a ridurre i meccanismi mentali automatici.
 Stare “nel momento presente”, avere un “orientamento al presente” rappresenta
la seconda caratteristica dell’attenzione mindful: “vivere il presente” significa
sostanzialmente vivere l’unico momento che possediamo poiché il passato è un
tempo che non ci appartiene più e il futuro è un tempo che ancora non esiste.
Paradossalmente “stare con la mente al presente” è il tempo al quale ci
dedichiamo meno in quanto la mente, fisiologicamente, continuamente si
sposta al passato (vivendo di ricordi, rimpianti, cose od azioni “non compiute”)
o al futuro (perdendosi in progetti, piani di realizzo, ansie e preoccupazioni per
situazioni ed azioni che si prevedono accadere e delle quali si prova paura.
 Per modalità non giudicante si intende l’esperienza di osservare e accettare le
esperienze della nostra vita così come esse si presentano, senza giudicarle
buone o cattive ma ponendosi in una posizione neutra, da semplici osservatori,
da testimoni imparziali delle nostre esperienze.

Ma come possiamo applicare la Mindfulness per ridurre e gestire lo stress? Come
possiamo rimanere nello stato positivo di eustress senza entrare in distress ed evitare
le conseguenze dannose di tale stato?
Numerose valenze scientifiche dimostrano i notevoli benefici nella riduzione dello
stress nel praticare la Mindfulness. Il vivere consapevole che, nel praticare
regolarmente questa forma di meditazione, si può ottenere consente di essere sempre
più presenti alla nostra vita, sempre più consapevoli. Praticare la mindfulness riduce
quei comportamenti automatici che ci fanno vivere la nostra vita “con il pilota
automatico”. L’essere più consapevoli ci permetterà di attingere alle nostre risorse
riuscendo a gestire in modo efficace le situazioni stressanti della nostra vita.
Potremmo essere più consapevoli dei nostri meccanismi disfunzionali e potremmo
sostituirli con risposte più adattive e non dettate dal meccanismo automatico di
“attacco o fuga”.

Lo stress cronico ha conseguenze negative per la salute fisica e psicologica.
I sintomi  da stress investono vari livelli:
1) sul versante fisico: dolori osseo scheletrici, problemi cardiologici e di ipertensione,
emicranie e cefalee.
2) a livello psicologico: ansia, attacchi di panico, sindromi depressive, calo di
memoria e mancanza di concentrazione.
3) a livello comportamentale: iperattivita’, il mangiare in modo compulsivo, (“fame
nervosa”), il tabagismo, l’alcolismo, lo shopping compulsivo, l’abuso di sostanze.
Praticando regolarmente, la mindfulness diverrà una salutare abitudine di vita e con
essa sarà possibile trasformare lo stress della vita quotidiana da problema a "risorsa".
Inoltre, nel tempo, con la mindfulness sarà possibile acquisire una mente calma e
lucida con un conseguente aumento della capacità di concentrazione, un  incremento
della memoria e una maggiore predisposizione al problem solving.

Per tutti questi motivi ormai sempre più persone praticano quotidianamente la
mindfulness testimoniando i notevoli miglioramenti che, dopo aver acquisito la
salutare abitudine a meditare, essi riscontrano in ogni contesto della loro vita.

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